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Buoni propositi per la ripartenza del settore edile

Da gruppomade Mercoledì 8 Luglio , 2020
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Buoni propositi per la ripartenza del settore edile

Alcune considerazioni sulle recenti disposizioni di governo in materia di semplificazione delle procedure nel settore delle costruzioni. In arrivo cambiamenti positivi per l’edilizia.

I settori dell’edilizia e delle costruzioni hanno avuto una parte di rilievo nell’attività di governo. Le grandi opere – 130 secondo le parole del presidente del Consiglio – sono state sbloccate e certamente si tratta di un segnale importante, se non altro a livello di immagine. Poi però è meglio approfondire, e magari tentare di utilizzare il buonsenso, come invocano gli automobilisti che si fanno decine di chilometri di coda perché adesso, esageriamo ma è per semplificare il concetto, per infantile eccesso di zelo non appena c’è una briciola di asfalto sulla carreggiata si blocca la corsia e si fa partire un cantiere. Naturalmente, è un bene che le opere vengano sbloccate, ma il nostro settore non è solo fatto di infrastrutture: c’è tutto il resto che ha altrettanto bisogno di essere normalizzato e incentivato. Ma anche solo non ostacolato: basterebbe per garantire la ripresa.

A questa condivisibile considerazione risponde la nuova disposizione che elimina la gara d’appalto per le opere fino a 150.000 euro (prima la soglia era 40.000). Ciò significa che le pubbliche amministrazioni potranno assegnare direttamente alle imprese i lavori fino a quell’importo. Rimane invece la deplorevole intenzione del “criterio di rotazione” delle imprese che, di fatto, va in pieno contrasto con un obiettivo forse dimenticato, quello della qualità degli interventi: non si tratta infatti di far lavorare tutti per forza, ma di privilegiare le imprese magari specializzate, certificate, che pagano i contributi ai dipendenti e che garantiscono i più elementari principi della sicurezza sul lavoro.

Ancora una considerazione quasi più morale che tecnica. Anni fa, qualcuno lo ricorderà, i funzionari pubblici avevano deciso di non firmare più niente, per evitare ripercussioni a livello legale. Le nuove norme prevedono che quelle ripercussioni saranno da ora indirizzate a chi non firmerà. Torna quindi in auge la vituperata “assunzione di responsabilità”, anche se i dubbi sul repentino cambio di direzione non mancano. Non basta un decreto per cambiare le teste, e quando si parla di responsabilità il nostro paese non ha davvero molti esempi eccellenti.

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