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La rivendita edile torna a creare valore

Da gruppomade Venerdì 10 Dicembre , 2021
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Fabio Ciaponi presenta al congresso Made

Gruppo Made ha affidato anche quest’anno all’Università degli Studi dell’Aquila la ricerca sulle dinamiche economico-finanziarie della distribuzione edile. Ne emerge un ritratto lusinghiero, tanto che l’86,2% delle rivendite nel 2020, nonostante la pandemia, ha avuto un risultato positivo.

Secondo la ricerca affidata da Gruppo Made all’Università degli Studi dell’Aquila, dal titolo “Analisi delle dinamiche economico finanziarie della distribuzione edile”, dal 2007, il 2020 è stato il primo anno in cui le rivendite edili sono riuscite a creare valore, grazie anche a un percorso virtuoso degli ultimi anni che ha limitato anche i danni della pandemia, facendo perdere al settore circa 3 punti percentuali rispetto al 2019.

Le rivendite che hanno inserito la show-room nella loro offerta merceologica hanno perso meno in percentuale di fatturato e hanno anche recuperato prima di altri colleghi che lavorano solo nel mercato dei prodotti tradizionali.
Può risultate singolare che, sempre secondo la ricerca, le rivendite senza il settore delle finiture abbiano realizzato margini migliori, rispetto a chi dispone di una sala mostra. Ma l’ipotetica incongruenza è spiegata dal fatto che il costo, almeno iniziale, della produttività del lavoro è maggiore in caso di show-room, perché per essere protagonisti in questo mercato si devono fare investimenti in formazione, negli allestimenti, nell’illuminazione e negli arredi, tutte azioni non necessarie nel caso dei tradizionali prodotti per l’edilizia.

Comunque, i dati di questo eccezionale 2021, che saranno disponibili il prossimo anno, cambieranno ancora la fisionomia di questo mercato che, quest’anno è cresciuto forse anche in modo eccessivamente importante. È inoltre necessario ricordare che il settore non ha ancora assorbito completamente le perdite del 2008 (c’è ancora da recuperare circa un 20%) e che l’andamento positivo della congiuntura è in atto dal 2015.

La struttura della ricerca, che ha una storicità di 14 anni, durante i quali sono stati analizzati quasi 12.000 bilanci, è divisa per classi di fatturato e di area geografica. L’analisi ha concentrato la sua attenzione sulla capacità di creare valore – uno dei temi più importanti e fondamentali della gestione d’impresa, cui la distribuzione edile ha solo da qualche anno iniziato a dedicare la giusta attenzione – e di come questa capacità sia evoluta durante la crisi economica, fino alla ripresa vera e propria del 2020.

Come mostrano chiaramente i grafici, dal 2015 la curva della crescita è stata costante, senza particolari picchi ma con la confortante caratteristica del consolidamento congiunturale. Una crescita, come si affermava più sopra, che si è fermata solo lo scorso anno, pur contenendo le predite, rispetto a tantissimi altri comparti produttivi nazionali.

Lo schema dello sviluppo dei ricavi per dimensione mostra chiaramente come i “grandi” abbiano ottenuto i migliori risultati, a differenza delle micro imprese. Queste strutture societarie, a meno di non essere posizionate in luoghi geografici strategici, avranno sempre maggiori difficoltà, per la natura stessa del nuovo mercato e dei nuovi competitor.

Comunque, la ricerca mostra anche che l’86,2% delle imprese della distribuzione edile nazionale hanno chiuso il 2020 con un un reddito positivo, praticamente in linea con i dati del 2019. La marginalità si assesta mediamente sul 30%.

L’analisi dell’Università degli Studi dell’Aquila, che vi invitiamo ad approfondire nella presentazione di seguito, offre una serie di dati e di statistiche molto interessanti. Propone anche preziose indicazioni sull’andamento dei termini dei pagamenti, sia verso i fornitori che verso le rivendite edili, da parte dei loro clienti; i dati sulle marginalità elaborate per dimensione della rivendita, il confronto dello sviluppo delle vendite fra i magazzini tradizionali e quelli con show-room, e altro ancora.

 

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