Per impianto termico centralizzato si intende il sistema di impianti di climatizzazione invernale e/o estiva presente in un’abitazione condominiale.
I due impianti più diffusi e più vantaggiosi, sia dal punto di vista economico che ambientale, sono la caldaia a condensazione e la pompa di calore.
Si tratta di due impianti differenti che in alcuni casi possono essere anche integrati tra di loro. Analizziamone più dettagliatamente le caratteristiche.
La caldaia a condensazione è un particolare tipo di caldaia, utilizzabile come impianto termico centralizzato, che, a differenza di quella tradizionale, permette di riutilizzare parte del calore proveniente dal gas esausto della combustione.
Quest’ultimo, invece di essere immediatamente espulso, viene incanalato in una camera di condensazione, dove scambia calore con la serpentina nella quale scorre l’acqua.
In questo modo l’acqua arriva nella camera stagna, dove avviene la combustione, ad una temperatura superiore rispetto al ciclo della caldaia tradizionale. Tale passaggio permette di diminuire la quantità di gas necessaria ad innalzare la temperatura dell’acqua che verrà poi immessa nell’impianto di riscaldamento.
In termini di risparmio, quindi, non solo si riducono i costi in bolletta, vista la minor richiesta di gas, ma si riduce anche l’impatto che l’impianto ha sull’ambiente, poiché viene emessa una quantità minore di anidride carbonica.
Un altro tipo di impianto termico centralizzato è la pompa di calore, che sfrutta l’energia termica presente nell’ambiente.
L’impianto è composto da un circuito chiuso, attraversato da un liquido refrigerante, che subisce cambiamenti di stato, passando da liquido a vapore (e viceversa): in questo modo varia sia la temperatura che la pressione.
In particolare, la pompa di calore preleva il calore da una sorgente, che sia essa aria, acqua o direttamente dal terreno e, attraverso un processo composto da tre fasi – evaporazione, compressione e condensazione – fa passare il liquido refrigerante dallo stato liquido a vapore, aumentando la temperatura dell’acqua destinata a fluire nell’impianto di riscaldamento.
Esistono in commercio tre tipologie di pompa di calore:
Analizziamo ora il processo di una pompa di calore aria-acqua.
In un primo passaggio, l’aria esterna viene convogliata in uno scambiatore in cui è presente la serpentina contenente il liquido refrigerante, che ha una temperatura nettamente inferiore a quella dell’aria prelevata. Il calore dell’aria aumenta la temperatura del liquido, il quale evapora.
Successivamente, il compressore contenuto nella pompa di calore comprime il vapore innalzando ulteriormente la sua temperatura. Il vapore viene fatto passare in una camera di condensazione, dove trasferisce il suo calore all’acqua del riscaldamento.
Avvenuto lo scambio, il vapore ritorna gradualmente allo stato liquido mantenendo però una pressione elevata. Passa quindi in una valvola di espansione che riduce pressione e temperatura, riportandolo dunque alla fase iniziale del ciclo.
Il risparmio in questo caso è dato dal fatto che questa tipologia di impianto termico centralizzato permette di produrre energia termica fino a 5 volte il dispendio di elettricità necessario alla sua produzione. Inoltre, le tipologie reversibili, invertendo il processo, garantiscono la fase del raffrescamento e permettono di avere in un unico impianto una doppia funzione, evitando di ricorrere all’installazione di differenti sistemi di climatizzazione.
Per quanto riguarda le agevolazioni fiscali, la più gettonata è sicuramente il Superbonus, che permette di avere una detrazione pari al 110%.
In alternativa potete scegliere di ricorrere all’ormai noto Ecobonus, che comunque vi permetterà di arrivare ad una detrazione fino all’85% dell’importo della spesa sostenuta.
Per quanto riguarda il Superbonus, gli impianti che è possibile installare come impianti termici centralizzati sono i seguenti:
La detrazione per l’installazione di uno di questi impianti termici centralizzati è calcolata su un ammontare di:
La detrazione per edifici unifamiliari o unità immobiliari in edifici plurifamiliari, invece, è pari a 30.000 euro per singola unità immobiliare.
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