Le fondazioni sono la parte dell’edificio incaricata di trasferire a terra il peso di tutto l’organismo edilizio. Dal tetto, ai muri portanti o i pilastri passando per i solai interpiano, tutto il carico generato viene scaricato al suolo laddove le fondazioni toccano e si interfacciano al terreno. Queste devono essere sane, adeguatamente dimensionate per il carico che devono portare in relazione alle caratteristiche geotecniche del terreno e inoltre devono poter resistere alle sollecitazioni che le interessano. Talvolta, tuttavia, gli edifici manifestano segni di sofferenza attraverso la comparsa di lesioni più o meno importanti. In questo caso, ciò significa che è necessario procedere ad un consolidamento delle fondazioni.
Come capire se è necessario intervenire in fondazione con lavori mirati al consolidamento?
Dobbiamo innanzitutto comprendere bene che questi temi sono molto delicati e richiedono la presenza di un professionista preparato e competente. Non è possibile, senza adeguata preparazione, procedere ad un’analisi dello stato di dissesto di un edificio, trarre conclusioni in termini diagnostici e quindi valutare di conseguenza un progetto di consolidamento.
Questi passaggi, addirittura, richiedono anche la presenza di più professionisti in contemporanea, come un geologo, un architetto, un ingegnere.
Quindi, innanzitutto scegliete una figura di vostra fiducia che possa seguirvi.
Ciò detto, è interessante approfondire l’argomento al fine di possedere una capacità critica sufficiente a cogliere e capire la presenza di un fenomeno di questo genere in corso.
Di fatto, quando le fondazioni sono mal dimensionate in relazione alle caratteristiche del terreno o mal realizzate, può accadere che subiscano un cedimento, ovvero sprofondino rispetto al piano di posa per il quale sono state progettate e realizzate.
A questo punto, le strutture sovrastanti saranno costrette a configurarsi secondo schemi statici nuovi rispetto all’originale, in quanto essendo ceduta la fondazione in un determinato punto, proprio lì le murature o i pilastri dovranno adeguarsi allo spostamento.
Questo fenomeno si manifesta, generalmente, con delle crepe, delle lesioni che generano un certo quadro fessurativo e che denunciano questi assestamenti.
In tal caso, per arginare il fenomeno è necessario eliminare il problema che genera il tutto, ovvero il cedimento fondale. Generalmente, si procede con interventi di consolidamento volti a fermare lo spostamento delle fondazioni.
Riportiamo quindi un esempio classico che spesso si presenta nel patrimonio costruito del nostro paese. Infatti, abbiamo ereditato un gran numero di edifici dai secoli passati, molti dei quali sono in muratura. Questa tecnologia l’ha fatta da padrone fino a buona parte del novecento incluso. Giunti agli ‘60-’70 il calcestruzzo armato si è sviluppato molto, prendendo piede ampiamente.
Gli edifici in muratura, soprattutto se realizzati nei decenni più distanti, non presentano delle fondazioni intese nel senso canonico del termine. Ovvero, non hanno la tipica trave in calcestruzzo armato, ma semplicemente il muro portante giunto a terra si conforma con un andamento a “scarpa”, ovvero si allarga alcune decine di centimetri e muore poco sotto il piano di campagna.
Talvolta accade che, in parte per il fatto che manca un elemento in calcestruzzo armato che ripartisca le tensioni adeguatamente sul terreno, in parte perché le fondazioni sono troppo superficiali, di fatto avvengono i cedimenti sopra spiegati.
A questo punto, vengono manifestate delle lesioni con andamento di vario genere che vogliono segnalare la sofferenza in fondazione.
Dunque concludiamo: come intervenire nei casi sopra descritti?
In verità esistono più modalità di intervento e in via sintetica di seguito le riportiamo descrivendole:
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